Descrizione
Rappresentata in una bella statua lignea, ma l’opera artisticamente più interessante è l’altare maggiore con il ciborio in legno dorato tra i più belli della regione. Si conosce la data e l’autore della doratura perché nella parte posteriore si legge: D. LAURENTIUS FAGNANUS ARCHIPT. ET DOMINICUS DE PETRO LITTERIO PROCURATOR A.D. 1699 – JOSEPH PETTI TRAE:ORATENI INNAURAVIT.
La chiesa è ad una sola navata. Il primo altare laterale a destra è dedicato a S. Luca che vi è rappresentato in grandezza quasi naturale (inseme al bue) nella statua che Felice Maria Calvitti fece realizzare nel 1889. Nella nicchia laterale vi è la Madonna del Carmine e nell’altare che segue la Madonna Immacolata con il serpente. A lato è S.Rocco. Sull’ultimo altare è il quadro moderno della Madonna del Rosario tra S. Domenico con il cane e S. Rita coronata di spine. Intorno tondi seicenteschi con i 15 misteri del Rosario, alcuni dei quali sono stati grossolanamente rifatti. A lato una nicchia con la statua ottocentesca di S. Giuseppe con il Bambino. Sulla parete di sinistra, invece, il primo altare è del XVII secolo ed ha colonne lignee decorate a rilievo con disegni floreali con la solita finestra sul timpano. Vi è rappresentata la scena dell’Annunciazione con vari santi e S. Margherita d’Antiochia (che protegge nei parti difficili) con il mostro che l’inghiottì.
L’altare successivo è dedicato a S. Bartolomeo Apostolo rappresentato da Leo Paglione nel 1968 nel momento in cui i carnefici cominciano scuoiarlo. Più avanti l’altare di S. Antonio e la nicchia che ospita la statua di S. Emidio Vescovo che invita a pregare Dio perché protegga dai terremoti: Invoca me in die tribolacionis. Una bella acquasantiera tiene rappresentato un pesce a rilievo nella vasca circolare che si regge su una deliziosa colonnina decorata con motivi floreali seicenteschi. Sul dado di base una incomprensibile epigrafe.